ALLUVIONI: le parole di Buzzati ancora attualissime 50 anni successivamente la tragedia del 1968 in Piemonte!

Il Biellese sconvolto da un’alluvione nel novembre del 1968. Gli editoriali comparsi allora su i giornali potrebbero essere tranquillamente usati per le recenti tragedie legate al cattivo tempo. Nulla è mutato in realtà da allora. 

Leggiamo Dino Buzzati in quel giorno calamitoso:” L’Italia è piccola ma anche contorta, i suoi chilometri quadrati, paragonati a la Russia, all’India e a la Cina, sono pochini, eppure in questo fazzoletto di terra, la natura si è sbizzarrita ad inventare una infinità di trappole a sorpresa: tagliole che basta un niente a far scattare e magari sono lì da secoli e siccome per secoli non si sono manovrate, nessuno ci fa caso.

E i fiumi sembrano placidi, nessuno si preoccupa di comprendere quello che c’è sotto, che c’è sovra, che c’è dentro. Da anni non si è provveduto a dragarli, e il fondo di anno in anno si alza, e lo campo disponibile per l’acqua si riduce, e basta una semplice pioggia che la fossa non basta più e l’acqua sbotta. Successivamente ogni calamità lacrime a non finire, e giuramenti e progetti di legge.

Tuttavia subito successivamente ci si siede, finchè all’autunno consecutivo, rovesciandosi l’acqua dal cielo coma natura vuole che sia, gli alberi tagliati stoltamente, il fiume e il torrente dimessi, le ripe non difese, gli argini non nutriti, malamente si vendicano. E la gente muore.”

Sunto dell’editoriale di Buzzati Il titolo del Corriere de la Serata del 5 Novembre 1968.

Cosa accadde quel giorno a Valle Mosso nel Biellese? In sintesi il commento giornalistico a caldo di quei momenti. 
La paralisi appare totale, drammatica. Valle Mosso era isolata dalla prima serata di sabato, quando la montagna le si sfaldò sovra e la schiacciò. Ho sorvolato la vallata de la morte a bordo di un elicottero dell’esercito. Ho camminato per le rovine di Valle Mosso, ho attraversato Campore, da ogni parte cascate di melma e di morte. Verso le dieci ha tentato di atterrare nell’occhio del ciclone, il Presidente del Consiglio Giovanni Leone con il ministro Scalfaro. Le situazioni del tempo sono difficile, così l’elicottero ha fatto ritorno a Biella.

Il primo fiume che si incontra nel viaggio da Milano verso Valle Mosso è il Sesia. La sua furia ha abbattuto un ponte ferroviario a le porte di Gattinara. L’autostrada per Torino è interrotta poco successivamente il casello di Novara. Il torrente Ostola ruggisce fra gli alberi piegati, Cossato é tagliato a metà da lo Strona, che ha fatto crollare un ponte al centro dell’abitato.

Una 500 è sollevata dall’asfalto e trascinata contro l’argine che costeggia la Statale. Del guidatore nessuna traccia, mentre il suo compagno giace lì con la bocca piena di terra e le mani tese sul vetro del finestrino. Da Buronzo a Carisio il torrente Cervo alimenta l’acquitrino, è la Festa de la Vittoria e molti tricolori sventolano a le finestre a ricordare una festa finita in tragedia…

Sunto dell’articolo di Alfonso Madeo. “La Nottata”: 7 Novembre 1968 La Valle Strona non vuole fare la fine del Vajont.
Tanta, troppa gente che ha dissipato tutto, spera che i 20 miliardi stanziati dal governo siano veramente un contributo iniziale. Ma non si illude, visti i antecedenti. La Valle Strona non può e non vuole aspettare come Longarone quegli aiuti attesi per anni e mai giunti. Questa gente sa benissimo che non é con le commissioni di indagine o con i progetti che si risolvono i problemi causati dall’alluvione. Malgrado Il fango, le macerie, l’acqua, i morti, nessuno smette di spalare, di trasportare, di faticare, anche al transizione di Saragat.

La gente qua é fatta a questo maniera, ma nessuno si lamenta o impreca e ha appestato anche i giovani.

Sunto dall’articolo di Sandro Ottolenghi Corriere di martedì 5 Novembre 1968
LA TRAGICA ONDATA
Oltre cento i morti per l’alluvione in Piemonte
La regione più colpita è il Biellese con novantaquattro vittime, decine di dispersi e un centinaio di feriti. Abbondanti stabilimenti teesili devastatti, dodicimila persone senza lavoro. Valle Mosso, Pistolesa, Cossato, Quaregna, sconvolti da le frane e da lo straripamento dei fiumi. Crolli di ponti e case anche nel Novarese, laddove i morti sono otto.

“Valle Strona: la paura de la morte. Le alture si sono sfaladate su gli abitati. Si teme per la stabilità de la diga di Camandona. I morti sono oltre 100, più di cento i feriti e decine i dispersi. Piove e tuona ancora, è una notte di lutto e di angoscia. Non é probabile dare una dimensione ragionevole a la tragedia, si aspetta piangendo e rabbrividendo. Valle Mosso sta in cima a Valle Strona, soprannominata la valle de la morte, Ci vivevano trentamila persona e ci prosperavano centoventi aziende. Si parla di centinaia di miliardi di danni.”

 

Fonte

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