Ciclone IDAI: è la più grande catastrofe naturale del 2019, già 111 morti in Africa

Il ciclone Idai ha ormai raggiunto il Mozambico, dove è pronto a compiere il suo landfall nei pressi di Beira, la quarta città più popolosa del paese. Fonte: wunderground.com

  • 111 morti e centinaia di feriti: è tragico il bilancio del ciclone Idai

    Continua a salire il tragico bilancio delle vittime collegate al ciclone Idai, una delle più intense tempeste che si siano abbattute negli ultimi anni sull’Africa sud orientale. L’ultimo ciclone così potente infatti era stato Eline, ma bisogna tornare indietro al 2000. In particolare gli stati più colpiti da Idai sono quelli del Malawi e del Mozambico, dove i morti sono già 111 a causa delle alluvioni: la tempesta infatti non ha ancora compiuto il suo landfall ma si è sviluppata nei giorni scorsi nell’entroterra portando precipitazioni torrenziali soprattutto sul Malawi, dove le vittime sono 45, e sul Mozambico settentrionale, dove hanno perso la vita invece 66 persone. Oltre 5000 case sono state distrutte e con esse anche ospedali e scuole: le persone coinvolte da questo disastro sono oltre 140mila, delle quali molte evacuate soprattutto dalle aree costiere, quelle più esposte all’arrivo del ciclone. Con questi numeri, destinati a peggiorare una volta che Idai raggiungerà la terraferma, la tempesta è stata classificata come il peggior distrato naturale dell’inizio del 2019.

    Landfall atteso nelle prossime ore vicino a Beira, la quarta città più popolosa del Mozambico

    Come detto, la tempesta ha già mietuto numerose vittime ma non ha ancora raggiunto la terraferma: dopo essersi sviluppato nell’entroterra infatti, il sistema che poi è stato ribattezzato Idai si è spostato sul mare, acquistando sempre più energia tale da diventare un ciclone. Inizialmente ha continuato il suo cammino verso Est, in direzione del Madagascar, prima di virare a Sud Ovest puntando nuovamente verso il Mozambico. Ora i suoi venti medi spirano a più di 200 km/h, classificando Idai come ciclone di categoria 4 sulla scala Saffir Simpson: il suo landfall è atteso nelle prossime ore nei pressi della città di Beira, la quarta più popolosa del Mozambico, con effetti che potrebbero risultare devastanti per il paese africano. Secondo le ultime uscite dei modelli, il ciclone dovrebbe poi muoversi verso l’interno del paese e verso lo Zimbawe, perdendo gradualmente potenza: Idai dovrebbe esaurire i suoi effetti già nelle prime ore di sabato 16 marzo.

  • Come si classifica un ciclone: la scala Saffir Simpson

    Parliamo spesso di tifoni, uragani e cicloni, unica espressione di uno stesso fenomeno che assume nomenclature diverse a seconda del luogo del mondo dove accade: per identificare la loro intensità, ci affidiamo alla scala più famosa e più usata per questo genere di classificazioni, ovvero quella di Saffir Simpson, messa a punto nel 1969 da Herbert Saffir e Robert Simpson. Questa classificazione prevede 5 categorie, dalla 1, meno intensa, alla 5, la più distruttiva, più due livelli minori, quelli di depressione tropicale, il primo passo perché un sistema possa diventare un uragano, e quello di tempesta tropicale, dove viene assegnato al sistema il nome che poi lo contraddistinguerà nella sua genesi.

    Depressione tropicale: è il primo step perché un sistema diventi un uragano. I venti sono minori di 63 km/h.

    Tempesta tropicale: una volta che i venti del sistema superano i 64 km/h, ma sono minori di 118 km/h, la depressione diventa tempesta tropicale, e viene nominata per la prima volta.

    Uragano di Categoria 1: le velocità dei suoi venti sono comprese tra 119 km/h e 153 km/h.

    Uragano di Categoria 2: le velocità dei suoi venti sono comprese tra 154 km/h e 177 km/h.

    Uragano di Categoria 3: le velocità dei suoi venti sono comprese tra 178 km/h e 210 km/h.

    Uragano di Categoria 4: le velocità dei suoi venti sono comprese tra 211 km/h e 249 km/h.

    Uragano di Categoria 5: le velocità dei suoi venti sono maggiori di 250 km/h. Quando un sistema raggiunge la massima categoria si rivela essere estremamente distruttivo, con danni gravissimi agli edifici, che possono anche essere abbattuti; completa distruzione di tutte le strutture mobili e completo abbattimento di alberi, insegne, cartelli stradali. Estese inondazioni nelle zone costiere, che possono superare l’altezza di 6 metri oltre il livello normale.

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