Ciclone IDAI: vittime e dispersi in Mozambico, è la peggior tempesta degli ultimi anni

Il ciclone Idai è ormai prossimo al Mozambico, dove i morti sono già una decina a causa delle precipitazioni torrenziali. Fonte: SA Weather Service, Twitter

  • Situazione critica in Mozambico, alle prese con il ciclone Idai

    Un’intensa tempesta si è formata lo scorso 9 marzo nell’Oceano Indiano ed esattamente nel tratto di mare che separa il Madagascar dal continente africano. Questa tempesta si è intensificata sempre più fino a raggiungere il rango di ciclone, ribattezzato Idai, toccando, al massimo della sua potenza, anche la categoria 3 sulla scala Saffir Simpson, con venti medi prossimi ai 200 km/h. Ora il ciclone Idai si muove verso il Mozambico, dove atteso compiere il suo landfall già domani, giovedì 14 marzo, come tempesta di categoria 2, una delle peggiori ad aver mai raggiunto il paese negli ultimi anni. In particolare ora i venti di Idai spirano mediamente a circa 180 km/h e si sta muovendo verso Est, ovvero verso il Mozambico, a circa 11 km/h. Nonostante il ciclone non abbia ancora raggiunto la terraferma, il suo impatto sul paese africano è già enorme: a causa delle precipitazioni torrenziali che si sono abbattute sulla parte settentrionale del Mozambico, i morti sono almeno 10.

    Idai è la peggior tempesta degli ultimi anni per il Mozambico, massima allerta

    L’allerta è massima nel Mozambico centro settentrionale per l’arrivo del ciclone Idai, che altro non è che un uragano. Ricordiamo infatti che questo genere di tempeste assume varie nomenclature a seconda della zona ed in particolare quelli che sono gli uragani in America, sono i cicloni nell’Oceano Indiano oppure i tifoni nel Pacifico. Il nome è diverso ma il fenomeno è lo stesso e dunque Idai potrebbe avere un effetto devastante sul Mozambico, dove si attendono precipitazioni superiori ai 400 mm, venti fortissimi e mareggiate. Molti sono già stati evacuati nell’attesa dell’arrivo del ciclone Idai, che dovrebbe compiere il suo landfall domani nella zona di Beira, la quarta città più popolosa del Mozambico. Secondo le ultime uscite dei modelli, il ciclone dovrebbe poi muoversi verso l’interno del paese e verso lo Zimbawe, perdendo gradualmente potenza: Idai dovrebbe esaurire i suoi effetti già nelle prime ore di sabato 16 marzo.

  • Come si classifica un ciclone: la scala Saffir Simpson

    Parliamo spesso di tifoni, uragani e cicloni, unica espressione di uno stesso fenomeno che assume nomenclature diverse a seconda del luogo del mondo dove accade: per identificare la loro intensità, ci affidiamo alla scala più famosa e più usata per questo genere di classificazioni, ovvero quella di Saffir Simpson, messa a punto nel 1969 da Herbert Saffir e Robert Simpson. Questa classificazione prevede 5 categorie, dalla 1, meno intensa, alla 5, la più distruttiva, più due livelli minori, quelli di depressione tropicale, il primo passo perché un sistema possa diventare un uragano, e quello di tempesta tropicale, dove viene assegnato al sistema il nome che poi lo contraddistinguerà nella sua genesi.

    Depressione tropicale: è il primo step perché un sistema diventi un uragano. I venti sono minori di 63 km/h.

    Tempesta tropicale: una volta che i venti del sistema superano i 64 km/h, ma sono minori di 118 km/h, la depressione diventa tempesta tropicale, e viene nominata per la prima volta.

    Uragano di Categoria 1: le velocità dei suoi venti sono comprese tra 119 km/h e 153 km/h.

    Uragano di Categoria 2: le velocità dei suoi venti sono comprese tra 154 km/h e 177 km/h.

    Uragano di Categoria 3: le velocità dei suoi venti sono comprese tra 178 km/h e 210 km/h.

    Uragano di Categoria 4: le velocità dei suoi venti sono comprese tra 211 km/h e 249 km/h.

    Uragano di Categoria 5: le velocità dei suoi venti sono maggiori di 250 km/h. Quando un sistema raggiunge la massima categoria si rivela essere estremamente distruttivo, con danni gravissimi agli edifici, che possono anche essere abbattuti; completa distruzione di tutte le strutture mobili e completo abbattimento di alberi, insegne, cartelli stradali. Estese inondazioni nelle zone costiere, che possono superare l’altezza di 6 metri oltre il livello normale.

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