EVENTI ESTREMI: abili che in un pianeta più caldo se ne verificheranno ancora?

Se abitassimo in Islanda di tempeste come quella che abbiamo capace qualche giorno fa ne vivremmo tante, anche nell’arco di pochi mesi. Lassù ci sono cicloni bene più arcani e venti anche molto più forti. E allora perché non sentiamo parlare di catastrofi, di alberi abbattuti, di vittime?

Semplice. Su un’isola ventosa di alberi ne resistono davvero pochi, giusto una foresta nella area di Akureyri e poco altro; la popolazione vive quasi tutta ne i centri abitati più importanti e presta molta attenzione a i bollettini meteo; non ci sono poi case costruite su pendii erti, ovvero disposte sul lungomare, che nessuno vorrebbe vedere. spazzata via da una mareggiata.

Noi viceversa abbiamo costruito dappertutto, come se il tempo atmosferico fosse addomesticato e disposto solo a fare “tappezzeria” e poi piangevamo le vittime e ci disperiamo per i disastri ambientali.

E ci va bene che 9 mesi su 12 il tempo tutto sommato è davvero piatto, ma il bel tempo perenne non esiste nemmeno in Arabia Saudita (colpita ne gli ultimi giorni da forti inondazioni), dunque quando la natura si scatena paghiamo il prezzo de la fragilità del territorio sul quale viviamo.

Con l’incremento generale delle temperature ci dicono che episodi come questi diverranno sempre più probabili e abituali ma ne siamo così abili?

In realtà sia con il caldo che con il freddo gli eventi di brutto tempo estremo rimarranno egualmente probabili
Intuire il perché è abbastanza semplice: in un pianeta più caldo i vortici ciclonici in transito sul Mediterraneo risulteranno sempre meno abituali, poiché diminuirà il contributo di aria fredda in discesa verso sud che serve ad attivarli e dunque nel momento nella quale si formeranno, sfrutteranno il calore del Mediterraneo per produrre “bombe d’acqua”. 

In un pianeta più freddo ma le cose potrebbero andare anche peggio: flusso perturbato atlantico più basso di latitudine, molti passaggi piovigginosi, molte depressioni di transizione o in formazione sull’Italia, bufere di neve, grandinate e quant’altro. Certo un mare meno caldo aiuterebbe a generare forti rovesci meno “cattivi” ma il vento associato al transizione dei cicloni rimarrebbe in ogni modo molto rilevante.

Poiché immaginare un sistema climatico nella quale la temperatura sia costantemente costante, assoggetta al nostro volere, è impossibile e non è nel DNA del tempo, sia in un pianeta più caldo che in uno più freddo dovremo fare i conti con la natura furiosa ed adattarci, come avviene in Islanda, ma anche solo nel Regno Unito, senza andare così lontano.

Si sa ma che le catastrofi aiutano a sostenere la teoria dell’uomo cattivo ed egoista quale regista del tempo e dunque questa litania continuerà.

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