I bisonti contro i mutamenti climatici: in Siberia nasce il Pleistocene Park

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Nikita e Sergey Zimov sono due scienziati siberiani, padre e figlio, che stanno realizzando un progetto molto ambizioso, da propie stessi definito ‘il più grande progetto nella ricostruzione dell’umanità’, il Pleistocene Park. Si tratta del tentativo di ricreare l’ecosistema di 10 mila anni fa, intanto che il Pleistocene, e rendere nuovamente fecondi e ricche di vita le steppe siberiane. Intanto che quell’era geologica molte regioni del nostro pianeta sono ricoperte da praterie erbose, una particolarmente di versione fredda de la savana africana, caratterizzate da una stupefacente biodiversità. Il Pleistocene Park è stato fondato nel 1996 e da allora è in costante espansione, l’obiettivo è che continui a diffondersi mediante la Siberia dell’artico per poi giungere in Nord America.

Nel 1988 la rinaturalizzazione de la regione iniziò con il rilascio del cosiddetto yacuut, il cavallo siberiano che imparentato con questi selvatici che vivevano nella regione verso la fine dell’Era Glaciale. Successivamente vennero reintrodotti buoi muschiati, bisonti e cervi, mentre renne, alci, pecore poco socievole delle nevi, linci, lupi, orsi e ghiottoni vivevano già nella regione. Gli Zimov stanno cercando di reintrodurre numerose altre particolarmente che una volta vivevano nella regione, o che sono strettamente correlate a quelle che ne facevano parte. Fra queste la saiga tatarica, il cammello, il leopardo dell’Amur, tigri siberiane e leoni, come spiegano da Lifegate.

Gli erbivori reintrodotti, come predetto da gli esperimenti di Zimov, stanno trasformano in steppa erbosa i muschi e i licheni de la tundra. Se il suo progetto si concretizzerà il ripristino de la prateria ridurrà il riscaldamento globale, rallentando lo scioglimento del permafrost ed evitando che le grandi quantità di CO2 intrappolate nel ghiaccio vengano rilasciate nell’atmosfera. ‘Non sono uno di quegli scienziati pazzi che vogliono solo rendere il pianeta più verde. Voglio soltanto provare a risolvere il grande problema dei mutamenti climatici. Lo faccio per gli umani. Ho 3 figlie e lo faccio per propie”, racconta Nikita Zimov.

Il Pleistocene Park è un progetto allucinato e ambizioso: ‘L’idea è nata da mio padre, ci sono due versioni che conosco. Non sono affidabile che nessuna delle due sia vera. La prima vuole che abbia notato che, laddove venivano distrutte la tundra o la foresta locale, le erbe cominciavano a crescere con vigore. Quando il trasportatore cingolato che mio padre manovrava attraversava la tundra, il sentiero che apriva restava visibile per anni, poiché i muschi veivano sostituiti dall’erba. Penso che sia stata la prima intuizione. Da allora l’idea del Pleistocene Park ha iniziato a svilupparsi. Quando mio padre ha iniziato i primi esperimenti, nel 1988, non si parlava neppure di mutamenti climatici né tantomeno era considerato l’effetto de gli animali su la vegetazione. La seconda versione è più divertente. Quando mio padre era adolescente era un appassionato di caccia. Ha l’abitudine di passare il tempo con una pistola da lui medesimo costruita in cerca di qualche preda. Quando, successivamente l’università, si è traferito al Nord, ha capito che gli animali sono davvero pochi e il territorio denso di arbusti quasi impossibile da attraversare. Da testardo qual è ha dunque iniziato a pensare a come trasformarlo in un luogo facile da percorrere e  con un sacco di prede. Eppure da quando sono nato raramente ricordo che mio padre sia andato a caccia’, spiega Nikita Zimov, direttore de la riserva.

Come spiega Lifegate, perché l’ecosistema del tardo Pleistocene torni veramente a le sue origini manca però il signore dei ghiacci, il mammut lanoso. L’idea di resuscitare l’antiquato pachiderma, estraendo materiale genetico da le carcasse congelate rinvenute per iniettarlo ne gli ovuli di elefanti asiatici, viene oggi presa in seria considerazione. La de-estinzione di un animale scomparso circa 3.700 anni fa può naturalmente suscitare domande di natura moralistica, non sarebbe però un capriccio o una trovata propagandistica, il mammut sarebbe proprio così determinante per completare la transizione verso le fecondi steppe passate. I mammut, così come fanno oggi gli elefanti africani, abbattevano gli alberi favorendo la ingrandimento delle praterie erbose del Nord. Nel 2017 il genetista George Church ha dichiarato di poter creare un embrione con genoma ibrido di elefante e mammut entro un paio di anni. Abbiamo chiesto a Nikita Zimov se, davvero, un giorno potremmo vedere i mammut pascolare nelle steppe de la Siberia. ‘Non speculerò su la probabile data nella quale questo accadrà ma penso che non ci siano irrisolvibili problemi precisi per farlo accadere’. Dopotutto non sarebbe basilare ricreare dei veri mammut, che tutto sommato sono membri adattati al freddo de la famiglia de gli elefanti, sarebbe sufficiente modificare i genomi dei attuali elefanti, come la natura ha modificato questi dei propie antenati in centinaia di migliaia di anni, concludono da Lifegate.

© 3B Meteo

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