Medio e lungo termine: aumentano le chances di maltempo per il nord?

La seconda metà di gennaio potrebbe essere contraddistinta da una circolazione invernale estesa ad una porzione più ampia di territorio europeo. Nelle ultime settimane infatti, l’aria fredda, e con essa i frequenti episodi di MALTEMPO con neve a bassa quota, hanno avuto modo di interessare soprattutto la Penisola Balcanica, l’Egeo ed i paesi dell’est Europa. Una situazione divenuta molto frequente negli ultimi anni, causata dalla forte ingerenza dell’anticiclone sull’Europa occidentale. La circolazione atmosferica nel prossimo futuro presenta alcuni spunti di interesse che meritano di essere menzionati: in primis la grande massa d’aria fredda prevista stabilire la propria sede sulla Penisola Iberica.

Trattasi in realtà di un vero e proprio lobo del Vortice Polare che all’inizio dovrà confrontarsi con una temperatura ancora piuttosto elevata negli strati prossimi al suolo, da qui una forte vorticità con la strutturazione di un vortice di bassa pressione che impedirà al freddo di raggiungere in modo deciso le latitudini meridionali d’Europa.

Nel lungo periodo, a partire da sabato 19 gennaio, la depressione scandinava ‘allargherà le maglie’, preannnunciando un raffreddamento più convincente delle temperature al suolo, con lo sviluppo di uno spesso strato di aria fredda che manderà le località del nord-est Europa nel congelatore. Le sorprese non sono concluse qui, con il rallentamento delle vorticità zonali, cioè nella spinta delle correnti occidentali sull’Europa, questo freddo potrebbe spingersi a ridosso del nostro Paese, conquistando l’Europa centrale e le regioni del nord.

L’anticiclone delle Azzorre con le sue masse d’aria miti, resterebbe confinato sull’oceano Atlantico e quest’oggi i modelli suggeriscono persino lo sviluppo di un canale depressionario percorso da correnti instabili nord-atlantiche. Da questo punto di partenza potrebbe costruirsi un disegno sinottico favorevole all’arrivo di precipitazioni potenzialmente anche nevose a bassa quota sulle regioni settentrionali.

Non sappiamo ancora dirvi se questo cambiamento può essere o meno da attribuire al riscaldamento stratosferico polare occorso nei primi giorni del gennaio 2019, tuttavia nel grande evento di gelo di fine febbraio 2018, lo stratwarming che lo causò, si era verificato attorno la metà del mese ed abbiamo dovuto aspettare circa un paio di settimane prima che lo scossone stratosferico riuscisse a ripercuotersi nella sottostante fascia troposferica.

Potrebbe verificarsi lo stesso scenario anche in questo frangente?

Sarà difficile ripetere il ‘super’ split’ dello scorso inverno ma scenari di maltempo invernale potrebbero essere comunque garantiti. 

Fonte

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