Triveneto : situazione da apocalisse, oltre 13 milioni di alberi distrutti, un disastro naturale

Situazione enormi nel Triveneto, abbattute intere foreste dai venti forti. Un disastro naturale storico.

 

La enorme ondata di cattivo tempo che si è abbattuta sull’Italia la scorsa settimana ha lasciato segni su tutto il territorio statale, perchè era successo prima d’ora su una così ampia area. Dal Friuli a la Campania passando per il Lazio, sono tantissime le regioni che sono letteralmente devastate dal cattivo tempo ed in specifico dai venti burrascosi di scirocco che hanno sferzato l’Italia con raffiche oltre i 130-140 chilometri/h. 

La condizione più allarmante è sul Triveneto laddove le raffiche di vento hanno sicuramente superato i 170-180 chilometri/h visti i danni estremi causati : stiamo parlando di un vero e giusto disastro naturale che entrerà nella racconto dell’Italia, molto simile ad un evento apocalittico come solo ne i film abbiamo visto sino ad ora. 

Sul Triveneto sono per lo meno 14 milioni gli alberi abbattuti : un numero talmente alto che rischia di compromettere l’equilibrio naturale e ambientale delle alture di Trentino, Veneto e Friuli. La conferma arriva anche dalla Coldiretti che sottolinea oltre a questo : “ad essere abbattuti sono stati principalmente faggi e abeti bianchi e rossi ne i boschi dal Trentino all’Alto Adige, dal Veneto al Friuli, laddove ci vorrà per lo meno un secolo per tornare a la normalità”.

Impressionanti immagini su la diga di Comelico, in Valle Visdende, lungo la SS48 bis, San Pietro in Cadore e Alleghe:

“Ne i boschi si rinviene una grande varietà di vegetali e una popolazione di mammiferi, uccelli e rettili che per il disastro è sconvolta, mentre – sottolinea la Coldiretti – la mancanza di copertura vegetale lascia il campo libero a frane e smottamenti in caso di forti piogge. In una condizione nella quale “l’Italia importa circa l’80% del legno che consuma, al danno ambientale si aggiunge – continua la Coldiretti – quello economico con importanti ripercussioni sull’intera filiera del legno e la perdita di posti di lavoro, in regioni spesso difficili. Senza dimenticare gli effetti paesaggistici e sul turismo con le attività legate a la raccolta dei frutti del bosco come i funghi in forte espansione”.

 

 

 

 

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